
Terapia del Trauma
Disturbi dell’Adattamento
I Disturbi dell’Adattamento comportano angoscia intensa e alterazione dei sintomi emotivi e/o comportamentali causati da un fattore stressante identificabile.
Tali disturbi si presentano quando una persona che è stata recentemente esposta a una o più fonti di stress non riesce ad “adattarsi” all’esperienza, ma sviluppa una risposta emotiva e comportamentale anomala. I sintomi di questi disturbi si distinguono da reazioni normali a situazioni difficili perché causano una marcata compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, scolastico o in altre aree importanti della vita dell’individuo.
I fattori di stress possono essere singoli eventi specifici (ad esempio, la perdita del lavoro, la fine di una relazione sentimentale o il trasferimento in un altro paese) o eventi multipli (ad esempio, problemi finanziari o nella vita di coppia).
I Disturbi dell’Adattamento possono svilupparsi anche in seguito alla morte di una persona cara, tuttavia le caratteristiche cliniche presentate non devono essere riconducibili a una normale reazione di lutto.
Sintomatologia
Il quadro sintomatologico è caratterizzato da umore depresso, tristezza, preoccupazione, ansia, insonnia e bassi livelli di concentrazione. Poiché si tratta di una “famiglia di disturbi”, e non di un disturbo singolo, il DSM-5 richiede di specificare quali siano i sintomi prevalenti (umore depresso, ansia, misto di ansia e umore depresso, disturbi della condotta, o misto di disturbi emotivi e della condotta).
Nei Disturbi dell’Adattamento:
∙ i sintomi emotivi (la marcata sofferenza sperimentata, l’umore depresso, l’ansia) e comportamentali (problemi in ambito sociale e occupazionale) si sviluppano a seguito di un recente evento stressante;
∙ si riscontrano alti livelli di sofferenza, che sono sproporzionati rispetto alla gravità/intensità dell’evento stressante;
∙ i sintomi si manifestano entro i 3 mesi dall’esposizione all’evento stressante;
∙ i sintomi non persistono per più di 6 mesi dall’evento stressante o dal superamento delle sue conseguenze (APA, 2013).
I Disturbi dell’Adattamento, a differenza del Disturbo da Stress Acuto e del Disturbo Post-Traumatico da Stress, insorgono a seguito di eventi stressanti caratterizzati da qualsiasi livello di gravità, quindi non necessariamente di natura estrema. Questi disturbi rappresentano una risposta disadattiva a breve termine a tali eventi.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (2018) per porre questa diagnosi deve essere presente, oltre alla difficoltà di adattamento e all’impatto sul funzionamento personale, anche un ricorrente stato di preoccupazione per l’evento stressante o un costante rimuginio ossessivo sulle sue conseguenze.
Prevalenza e fattori di rischio
I Disturbi dell’Adattamento risultano molto comuni, nonostante vi sia un’alta variabilità dei tassi d’incidenza stimati, che sono compresi tra il 5% e il 20% su campioni di pazienti in trattamento ambulatoriale, mentre raggiungono il 50% su campioni di pazienti che si rivolgono a strutture ospedaliere di consultazione psichiatrica (APA, 2013).
Sebbene venga rivolta molta attenzione al fattore stressante precipitante, ovvero all’evento traumatico che precede lo sviluppo della sintomatologia, alcune ricerche hanno sottolineato il ruolo cruciale che rivestono le esperienze infantili della vittima rispetto alla comparsa dei Disturbi dell’Adattamento in fasi più avanzate della vita. Quindi, uno stress in età precoce (tra cui l’abuso) rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di questo quadro sintomatologico (Hales et al., 2008).
Trattamento
Sebbene i sintomi disturbanti vadano in genere incontro a remissione spontanea nel giro di 6 mesi, è comunque consigliabile ricorrere a un supporto psicologico per diverse ragioni:
∙ abbreviare la durata del disagio psicologico esperito;
∙ ridurre i sintomi cronici quando il fattore di stress è prolungato;
∙ rafforzare la propria resilienza psicologica in vista di stressor ricorrenti;
∙ prevenire la comparsa di altre condizioni più invalidanti, ad esempio l’insorgenza di un franco episodio depressivo.
∙
Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD)
Il Disturbo da Stress Post-Traumatico è una forma di disagio clinico significativo che può svilupparsi in persone che hanno subito o hanno assistito a un evento traumatico, catastrofico o violento, oppure che sono venute a conoscenza di un’esperienza traumatica accaduta a una persona cara.
Tale disturbo è stato inizialmente riconosciuto nei soldati reduci di guerra, traumatizzati dalla vita al fronte e dalle esplosioni. In seguito, si sono notate reazioni analoghe anche in persone che hanno subito traumi come incidenti stradali, situazioni al limite tra la vita e la morte, shock, violenza fisica o sessuale.
Non tutti gli individui che sono esposti a circostanze traumatizzanti sviluppano questo disturbo: maggiore è il coinvolgimento della persona nel trauma, maggiore è il rischio di sviluppare un PTSD. Le conseguenze psicologiche degli eventi dipendono altresì da tratti di personalità individuali, dalle capacità di ognuno di fronteggiare le situazioni sfavorevoli e dal sostegno familiare e sociale che un soggetto ha a disposizione.
Affinché si possa parlare di Disturbo Post-Traumatico da Stress è necessaria l’esposizione ad un trauma che deve risultare da uno o più dei seguenti scenari, in cui l’individuo:
∙ sperimenta direttamente l’evento traumatico;
∙ testimonia l’evento traumatico in prima persona;
∙ viene a sapere che l’evento traumatico si è verificato ad un membro della famiglia o un amico stretto (la minaccia di morte deve essere o violenta o accidentale);
∙ vive l’esposizione ripetuta o di estrema somiglianza ai dettagli spiacevoli dell’evento traumatico (non attraverso i media, le immagini, la televisione).
Sintomi
I sintomi del Disturbo Post-Traumatico da Stress possono essere classificati in quattro categorie ben definite:
∙ presenza di sintomi intrusivi: ricordi, immagini, percezioni visive o sensoriali o sogni spiacevoli;
∙ evitamento degli stimoli associati all’evento traumatico;
∙ marcata alterazione dello stato di attivazione e della reattività, come ipervigilanza, ipersensibilità, comportamento irritabile o esplosioni di rabbia;
∙ alterazioni negative di pensieri ed emozioni, quali forti e persistenti convinzioni, pensieri distorti o incapacità di ricordare qualche aspetto importante dell’evento.
Circa l’80% degli individui con Disturbo Post-Traumatico da Stress presenta sintomi che soddisfano anche i criteri diagnostici per almeno un disturbo mentale, quali disturbi d’ansia e dell’umore, depressione bipolare e disturbo di personalità.
Trattamento
Le due forme d’intervento maggiormente efficaci per il trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress sono il trattamento farmacologico, volto ad attenuare l’intensità della sintomatologia presentata, e il trattamento psicoterapeutico. Quest’ultimo aiuta la persona a gestire l’ansia e a modificare i comportamenti considerati a rischio per la salute, identificando i pensieri negativi e le convinzioni disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo che influenzano le visioni personali del soggetto.
In particolare, l’intervento psicoterapeutico per il Disturbo Post-Traumatico da Stress si articola nelle seguenti fasi:
- definizione e gestione dei problemi “urgenti” per il cliente (es.: la compromissione della funzionalità quotidiana a causa degli evitamenti);
- costruzione di una relazione terapeutica sicura e collaborativa per la persona;
- fornire informazioni sul disturbo;
- stabilizzare i sintomi più perturbanti con l’utilizzo di tecniche di gestione dei sintomi (es.: tecniche di rilassamento);
- lavorare sulle memorie traumatiche mediante l’esposizione ai ricordi dolorosi;
- effettuare una ristrutturazione cognitiva;
- prevenire le ricadute.
Disturbo Acuto da Stress (DAS)
Il Disturbo Acuto da Stress si presenta dopo che la persona è stata esposta a morte reale o minaccia di morte, a una lesione grave o a una violenza sessuale, sia per esperienza diretta o per essere venuta a conoscenza di un evento traumatico accaduto a una persona cara. Poiché si tratta di una risposta acuta – e non cronica – a un evento traumatico, la durata dei sintomi interessa un periodo di tempo che va da 3 giorni a 1 mese dall’esposizione al trauma. Se i sintomi persistono per più di 1 mese si effettua la diagnosi di Disturbo da Stress Post-Traumatico.
I sintomi sperimentati dalla persona possono essere suddivisi in 5 categorie (APA, 2013):
- Sintomi d’intrusione: improvvisi e ricorrenti flashback, ricordi intrusivi e sogni il cui contenuto e le emozioni suscitate sono riconducibili all’esperienza traumatica.
- Umore negativo: paura, tristezza, rabbia, colpa e vergogna.
- Sintomi dissociativi: alterato senso di realtà relativo alla percezione di se stessi (depersonalizzazione) o dell’ambiente circostante (derealizzazione) e incapacità di ricordare elementi dell’evento traumatico (amnesia dissociativa). Naturalmente questi sintomi dissociativi sono delle “difese”, cioè dei tentativi estremi messi in atto dal soggetto allo scopo di ottenere un distacco emotivo dall’evento traumatico.
- Sintomi di evitamento: tentativi di evitamento di ricordi spiacevoli, pensieri ed emozioni relativi all’evento traumatico e/o degli stimoli esterni (come persone e luoghi) che innescano i ricordi, i pensieri o i sentimenti negativi associati all’evento.
- Sintomi di attivazione fisiologica (arousal): disturbi del sonno, comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia improvvisa verso gli altri anche in assenza di provocazione. Sono inoltre presenti sintomi di ipervigilanza e di particolare reattività di fronte a stimoli inattesi (risposta di allarme amplificata). Sono frequentemente riportati anche problemi di concentrazione.
Gli eventi che possono causare il Disturbo Acuto da Stress includono violenze sessuali, aggressioni fisiche, catastrofi naturali, incidenti, abusi infantili e rapimenti o prigionia, ma deve comunque trattarsi di esperienze di natura estrema; in caso contrario, si applica la diagnosi di Disturbo dell’Adattamento, che si riferisce appunto alle risposte patologiche ad eventi stressanti, ma non necessariamente traumatici.
Trattamento
Il decorso del DAS può andare verso la remissione spontanea o evolvere in un Disturbo Post-Traumatico da Stress qualora non si intervenga tempestivamente.
La maggior parte dell’esperienza di trattamento riguarda soprattutto il PTSD nella sua forma cronica, per cui non esistono in letteratura dei trattamenti specifici per il DAS; tuttavia, la maggior parte dei clinici è d’accordo sulla necessità di interventi tempestivi a carattere preventivo sui sintomi dei soggetti esposti ad un trauma o ad un evento estremo onde evitare l’evoluzione verso il PTSD.
Tali interventi riguardano:
- l’uso di farmaci, quali antidepressivi SSRI, ansiolitici e neurolettici a basse dosi per il controllo dello stato acuto d’ansia e di agitazione, dei possibili disturbi del sonno e dei sintomi dissociativi;
- strategie per il supporto e la cura immediata dal punto di vista emozionale e psicologico del soggetto colpito che rispettano i tempi emotivi del cliente e la sua capacità di confrontarsi con il trauma.
