
Sostegno psicologico
Il Sostegno Psicologico è un percorso non terapeutico, condotto da uno psicologo e rivolto a persone che vivono un momento di disagio emotivo ed esistenziale legato a periodi critici della vita, che non si manifesta necessariamente con sintomi rilevanti, ma che causa malessere e la necessità di un aiuto.
È indicato nei casi in cui l’individuo si trovi ad affrontare:
∙ conflitti personali o familiari;
∙ disagio lavorativo: burn-out, mobbing, licenziamento, ecc.;
∙ situazioni di crisi associate ad elevata sofferenza emotiva: separazioni, lutti, malattie croniche o invalidanti, ecc.;
∙ periodi di forte cambiamento o difficoltà nel prendere decisioni dall’elevato impatto emotivo: famiglia, lavoro, ecc.;
∙ problematiche legate alla sfera della sessualità;
∙ difficoltà legate alla gestione dei figli nei periodi dell’infanzia e dell’adolescenza;
∙ momenti apicali della vita: matrimonio, menopausa, invecchiamento, pensionamento.
La valutazione dello psicologo porterà alla formulazione concordata di un intervento mirato e focalizzato sulla gestione di una specifica difficoltà, supportando il soggetto a reperire strategie idonee alla risoluzione delle problematiche incontrate e stimolando le risorse personali.
L’obiettivo del sostegno psicologico è aiutare il cliente a sviluppare e potenziare le sue capacità di coping, ovvero affrontare la realtà con un comportamento adattivo, rafforzando le potenzialità e le abilità di fronteggiamento delle situazioni problematiche. È “un’impresa congiunta” fra Cliente e Psicologo, il quale mira ad accompagnarlo nel processo di risoluzione, utilizzando un insieme di tecniche, abilità e atteggiamenti per aiutarlo a gestire i problemi ricorrendo alle sue risorse personali.
“… se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare, quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il problema assumendo da sola e pienamente le responsabilità delle scelte eventuali”.
(C. Rogers, 1951)
Pur essendo un intervento breve a frequenza settimanale o quindicinale, il sostegno psicologico non è una terapia in forma breve, in quanto è caratterizzato da obiettivi e metodi diversi; infatti non ha come fine la ristrutturazione della personalità, come in una psicoterapia.
Il sostegno psicologico si differenzia dalla psicoterapia proprio perché non interviene in termini strutturali sulla personalità dell’individuo, ma sostiene la persona nel processo di comprensione e la aiuta a definire in modo più chiaro le difficoltà, dando forma e significato al malessere, ma anche facilitando il ricorso alle proprie risorse personali e potenziando i punti di forza.
Il ruolo dello Psicologo è quello di aiutare il cliente ad ampliare la visione sul suo problema e a ricercarne le soluzioni in prima persona mediante:
∙ L’ascolto attivo (basato sull’attenzione e la comprensione) da parte dello psicologo che offre alla persona che attraversa un momento difficile della propria vita del tempo, uno spazio ed un contenitore riservato, dove depositare ed elaborare le sofferenze e le amarezze, per trovare le risorse necessarie al loro superamento.
“Nessun giudizio, nessun commento, nessun atteggiamento: semplicemente si osserva, si studia, si guarda, senza il desiderio di cambiare ciò che è. Perché se si desidera cambiare ciò che è in ciò che dovrebbe essere, si cessa di comprendere”.
(A. de Mello, “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, 1995)
∙ L’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di comprendere il suo mondo interiore (affetti, pensieri, emozioni, ecc.), senza farlo proprio e senza esprimere giudizi. La comprensione empatica è centrata sul come il cliente sta raccontando; il focus è pertanto sulle sfumature emotive che colorano la narrazione e che forniscono informazioni sullo stato d’animo della persona. Spesso ci si sente capiti solo quando chi ci ascolta comprende quello che stiamo vivendo e non come si sia svolta la vicenda.
“L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che gli viene detto”.
(C. Rogers)
∙ La riformulazione è una modalità comunicativa di ascolto che consiste nel ri-dire e ri-offrire al cliente la sua comunicazione utilizzando le sue stesse parole o altre pertinenti, anche in maniera più chiara e concisa. Perché la riformulazione possa essere efficace deve essere approvata dal cliente: se ciò non avviene, quest’ultimo proverà a spiegarsi nuovamente. Non è importante riformulare sempre correttamente: l’eventuale disaccordo del cliente e la sua spiegazione serviranno a costruire la fiducia nella procedura. Si possono utilizzare diverse tipologie di riformulazione: a) la riformulazione-riflesso, che consiste nel parafrasare quanto la persona ha appena detto; b) la riformulazione-eco, che mette in risalto un punto specifico, consentendo al cliente di approfondirlo; c) la riformulazione-riassunto, che consiste nell’evidenziare i punti essenziali per aumentare la consapevolezza del cliente.
La riformulazione comunica alla persona il nostro ascolto e la nostra comprensione, ha una funzione di rispecchiamento, arricchisce il messaggio e ci permette di verificare se abbiamo compreso accuratamente quanto espresso dal cliente.
∙ La verbalizzazione o rispecchiamento dei sentimenti è una forma di supporto verbale che riformula gli stati d’animo contenuti nel messaggio del cliente, al fine di aiutarlo a mettersi in contatto con gli aspetti emozionali del suo discorso e a porre in risalto il significato soggettivo che attribuisce alle proprie esperienze, in modo che possa acquisire una maggiore consapevolezza dei sentimenti che prova. La verbalizzazione assomiglia ad una parafrasi che, anziché concentrarsi sui contenuti e sui fatti raccontati, si focalizza sulle emozioni, richiamando la dimensione affettiva ed emotiva del racconto.
La verbalizzazione permette al cliente di:
- comprendere l’origine delle proprie emozioni
- dare un nome alle proprie emozioni
- gestire consapevolmente i propri stati d’animo
- condividere i propri sentimenti
Il Sostegno Psicologico si fonda sul concetto di coping (dall’inglese “to cope”, ovvero “far fronte”, “affrontare”), vale a dire sulla capacità insita in ognuno di noi di reagire gradualmente e positivamente alle avversità facendo ricorso alle risorse personali che in quel momento non si riescono a vedere e trovare, ma che sono sempre presenti.
Il sostegno psicologico può essere individuale, di coppia, familiare e di gruppo.
La durata del percorso è soggettiva e quindi variabile e può concludersi nel momento in cui siano state potenziate le risorse, il senso di fiducia e la capacità di agire del cliente; sia stata trovata una diversa modalità di adattamento ad una nuova situazione; sia stato alleviato il disagio.
