
Gruppi di Incontro
Carl Ransom Rogers si occupò intensamente anche di ricerche sulla psicologia dei gruppi. Con il termine “Gruppi d’Incontro” ci si riferisce a quei gruppi di esperienza intensiva, sorti negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, che tendono ad esaltare la crescita della persona, lo sviluppo e il miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali, attraverso un processo di esperienza diretta. Secondo Rogers il gruppo è ristretto (da 8 a 18 membri), relativamente non strutturato, sceglie i propri obiettivi e le proprie direzioni personali e ha una durata di novanta minuti.
Il gruppo d’incontro è un’occasione per conoscere meglio noi stessi e gli altri, per migliorare la qualità dell’incontro con gli altri. Nell’ambito di un processo di gruppo sono obiettivi raggiungibili l’autoaccettazione, l’espressione di sentimenti positivi e negativi e la capacità di confronto.
Per Rogers è fondamentale favorire la creazione di un clima psicologico di sicurezza e di accettazione in cui si realizzano gradualmente la libertà di espressione e la riduzione dell’atteggiamento difensivo.
In questo clima tendono ad essere espresse molte reazioni emotive immediate di ogni membro verso gli altri e verso se stesso. Da questa libertà di esprimere i veri sentimenti positivi e negativi si sviluppa un clima di fiducia reciproca. Con la riduzione della rigidezza difensiva gli individui possono ascoltarsi a vicenda e possono imparare maggiormente l’uno dall’altro. Da una persona all’altra si sviluppa un feedback, di modo che ogni individuo viene a sapere come egli appare agli altri e quale impatto ha sui rapporti interpersonali. Da questa maggiore libertà e da questa migliore comunicazione emergono nuove idee, nuove direzioni, nuovi modi di costruire e rappresentare la realtà.
Nel Gruppo d’Incontro il conduttore del gruppo è il facilitatore: il suo ruolo è quello di creare un’atmosfera nella quale i membri siano agevolati a scoprire il proprio potere e le proprie risorse. Il facilitatore è il responsabile del setting: stabilisce l’orario di inizio e fine del gruppo, la disposizione nello spazio, le regole che escludono l’acting-out e il patto di riservatezza per tutto ciò che accade all’interno del gruppo stesso. Quest’ultimo diventa così un “luogo” speciale e protetto dove potersi sperimentare e rimettere in gioco. Il facilitatore, nel rispetto delle regole del setting, concede autonomia alle persone del gruppo, lasciandole libere di esprimere idee e sentimenti, con un atteggiamento di attenzione non valutativa, non giudicante per i partecipanti e di fiducia.
Il facilitatore contiene le emozioni che emergono, modera gli interventi, facilita l’elaborazione dei conflitti e tutela il concetto di sé di ciascun individuo, proteggendolo da interventi minacciosi da parte degli altri.
Il Gruppo d’Incontro offre molteplici opportunità: riduce il senso di isolamento favorendo uno scambio di esperienze, attenua le ansie legate ad un particolare evento grazie al dialogo con altri che condividono la stessa condizione, dà la possibilità, in virtù della creazione di un clima amichevole e non giudicante, di affinare la comunicazione e di riconoscere le proprie ed altrui capacità.
Il Gruppo d’Incontro, quindi, è un’esperienza intensiva di gruppo, che ha lo scopo di favorire la crescita psico-emotiva dei partecipanti e le loro abilità relazionali. In un clima psicologico di sicurezza, la persona ha la possibilità di entrare in contatto con se stessa, con le proprie emozioni e sensazioni, e di esplorare le caratteristiche delle interazioni con gli altri.
L’utilizzazione di “esperienze guidate” e di tecniche attive attribuisce una connotazione esperienziale al lavoro terapeutico. Quanto viene sperimentato ed acquisito nell’esperienza di gruppo è facilmente trasferito nella vita quotidiana: nel rapporto con il partner, con i figli, nelle relazioni amicali e nel mondo del lavoro. Il processo avviene rispettando i tempi ed il ritmo di crescita della persona.
Il Gruppo d’Incontro può essere, per molti che vorrebbero intraprendere un viaggio all’interno di sé, ma sono in qualche modo indecisi ed intimoriti, un approccio graduale al mondo psichico.
Può essere proposto in tutte quelle condizioni di sofferenza in cui sia presente una malattia cronica o comunque una condizione fisica invalidante che potrebbe trarre giovamento da un supporto psicologico, a persone con disturbi dell’umore o d’ansia, a giovani mamme, in situazioni di lutto, ai giovani che necessitano di migliorare i rapporti interpersonali, nell’ambito dello sport, nelle scuole, a chi opera nelle relazioni d’aiuto ed è a rischio di burnout, nei gruppi di formazione.
