
Disturbi di Personalità
I Disturbi di Personalità costituiscono delle modalità, relativamente inflessibili e costanti, di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, che si manifestano in un ampio spettro di contesti sociali e personali. Tali modalità riducono pesantemente le possibilità del soggetto di avere rapporti sociali efficaci e soddisfacenti per sé e per gli altri.
Molti individui manifestano tratti di personalità caratteristici dei disturbi di personalità, ma solo quando questi tratti sono inflessibili, disadattivi, persistenti e causano una significativa compromissione funzionale o un disagio soggettivo possono denotare la presenza di un disturbo di personalità.
In generale, i Disturbi di Personalità sono diagnosticati nel 40-60% dei pazienti psichiatrici, rendendoli i più frequenti nelle diagnosi psichiatriche. Appaiono generalmente in adolescenza o nella prima età adulta e tendono a rimanere stabili nel tempo.
I Disturbi della Personalità influenzano almeno due di queste aree:
- il modo di pensare a se stessi e agli altri
- il modo di rispondere emotivamente
- il modo di relazionarsi con altre persone
- il modo di controllare il proprio comportamento
I Disturbi di Personalità vengono raggruppati in tre cluster (insiemi):
∙ Cluster A: caratterizzati da condotte di comportamento strane, bizzarre o eccentriche (personalità paranoide, personalità schizoide, personalità schizotipica);
∙ Cluster B: caratterizzati da condotte di comportamento drammatiche, emotive o stravaganti (personalità narcisistica, personalità borderline, personalità istrionica);
∙ Cluster C: caratterizzati da condotte di comportamento ansiose o inibite (personalità evitante, personalità dipendente, personalità ossessivo-compulsiva).
Cura e trattamento
I sintomi di ansia e depressione e gli altri sintomi emotivi costituiscono il primo obiettivo del trattamento. La terapia farmacologica può essere spesso d’aiuto. Tuttavia, quest’ultima non interviene sulle caratteristiche di personalità. Poiché questi tratti si sviluppano nell’arco di molti anni, il trattamento delle caratteristiche disadattive di personalità richiede tempi prolungati.
Raramente un trattamento di breve durata può curare un disturbo di personalità, anche se alcuni cambiamenti possono essere attuati più velocemente di altri. Per alcune modificazioni del comportamento possono essere necessari pochi mesi o un anno; gli atteggiamenti interpersonali richiedono tempi più prolungati per essere modificati.
Poiché le persone con un Disturbo di Personalità non ritengono che il proprio comportamento sia problematico, devono essere sistematicamente messe a confronto con le conseguenze negative dei loro pensieri e comportamenti disfunzionali. Per cui il terapeuta deve segnalare ripetutamente le conseguenze indesiderabili del loro modo di funzionare utilizzando, quando possibile, gli episodi che si verificano nella relazione tra terapeuta e cliente.
Non di rado risulta utile che il terapeuta fissi chiaramente ed esplicitamente i limiti nel rapporto terapeutico, come, ad esempio, il fatto che non sono tollerate aggressioni verbali e urla come espressioni della rabbia. Tali frangenti costituiscono un’ottima occasione per aiutare il cliente a considerare l’impatto del proprio comportamento sugli altri, per insegnare condotte alternative più adattive e per rimuovere, almeno nel rapporto terapeutico, i rinforzi che il soggetto è abituato a garantirsi tramite la condotta disfunzionale.
La partecipazione dei membri della famiglia al trattamento è spesso utile, quando non essenziale, perché questi, senza volerlo, possono comportarsi in modo tale da rinforzare i pensieri e i comportamenti problematici del cliente.
Si rivelano inoltre utili, nel contribuire a cambiare i comportamenti socialmente indesiderabili o disfunzionali, la terapia familiare e di gruppo, come anche le terapie residenziali e i gruppi di auto-aiuto.
Lo psicoterapeuta individuale è generalmente la pietra angolare della maggior parte dei trattamenti. Nel contesto di un rapporto intimo e cooperativo, il soggetto può comprendere le fonti delle proprie sofferenze (esperienze di apprendimento) e riconoscere i propri comportamenti disadattivi (manipolazione, scarsa empatia, arroganza, diffidenza, evitamento, ecc.).
∙ Disturbo Paranoide di Personalità
Disturbo Paranoide di Personalità
Il Disturbo Paranoide di Personalità è un pattern caratterizzato da sfiducia e sospettosità, per cui le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole.
I soggetti con Disturbo Paranoide di Personalità diffidano degli altri e ritengono che questi ultimi vogliano danneggiarli o ingannarli, anche quando hanno un’insufficiente o nessuna giustificazione per questi sentimenti.
Gli individui affetti da tale disturbo sospettano che gli altri stiano progettando di sfruttarli, ingannarli o far loro del male. Essi ritengono di poter essere attaccati in qualsiasi momento e senza ragione. Sebbene vi sia poca o nessuna prova, persistono nel mantenere i loro sospetti e pensieri.
Spesso queste persone pensano che gli altri li abbiano notevolmente e irreversibilmente danneggiati. Sono ipervigili per potenziali insulti, offese, minacce e slealtà e cercano significati nascosti nelle osservazioni e nelle azioni. Esaminano attentamente gli altri per trovare prove a sostegno dei loro sospetti.
Di solito non riconoscono il peso del proprio comportamento nella genesi dei conflitti interpersonali nei quali si trovano di frequente implicati.
Sono riluttanti a confidarsi o a sviluppare rapporti stretti, perché temono che l’informazione possa essere usata contro di loro. Essi dubitano della lealtà degli amici e della fedeltà del coniuge o del partner.
Le persone con questo disturbo hanno pensieri del tipo: “tutti ce l’hanno con me”, “non mi vogliono”, “appena ti rilassi ti fregano”.
Le emozioni sono alternate: vi sono periodi in cui prevalgono ansia e tensione, momenti più rabbiosi e rancorosi o anche stati di depressione e scoraggiamento.
Il disturbo può causare seri problemi lavorativi, coniugali, relazionali e può portare, nel tempo, ad un ritiro sociale e all’isolamento.
Disturbo Schizoide di Personalità
Il Disturbo Schizoide di Personalità è un pattern caratterizzato da distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva nelle situazioni di relazione.
Inoltre, la persona schizoide è riconoscibile per i seguenti tratti comportamentali:
- Il soggetto non prova desiderio o piacere ad avere relazioni strette con altre persone, inclusi i familiari.
- Predilige quasi sempre attività solitarie o che implicano relazioni del tutto superficiali.
- Ha poco o nessun interesse a iniziare relazioni intime o sessuali.
- Non prova vero piacere in nessuna o quasi nessuna attività.
- Manca di amicizie strette o confidenti.
- Appare indifferente a critiche o elogi.
- Dimostra “freddezza” emozionale, distacco oppure appiattimento emotivo.
- Si perde nelle fantasie introspettive.
Conseguenze nella vita della persona
Le persone con Disturbo Schizoide vivono la vita come osservatrici invece che attrici della quotidianità. Hanno uno stile di vita estremamente solitario, sono fredde, distaccate, si muovono in modo apatico, sono inespressive e parlano in una modalità piuttosto monotona.
A livello sociale sono “incapaci” di avere le abilità minime necessarie per affrontare e gestire la comunicazione e l’interazione, sono poco sensibili agli stimoli esterni, non colgono i dettagli, mostrano di non avere sensibilità emozionale e non fanno amicizia.
Un altro tratto tipico è la mancanza di desiderio di avere relazioni strette; gli altri passano quasi inosservati e sono considerati irrilevanti. Tali atteggiamenti conducono gli individui schizoidi a sentirsi dei disadattati sociali, vuoti, privi di slanci e desideri. Il comportamento insolito ed eccessivamente solitario degli schizoidi, però, non li porta ad un distacco dal senso della realtà, come invece accade per le persone che soffrono di schizofrenia.
La loro vita sessuale può esistere esclusivamente a livello di fantasia, senza passare ad una vita relazionale e di coppia matura e reale.
Disturbo Schizotipico di Personalità
Il Disturbo Schizotipico di Personalità è un pattern caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni affettive, distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità nel comportamento.
Tale disturbo è, tra i disturbi di personalità, quello che presenta le distorsioni del pensiero più gravi. Le persone che soffrono di Disturbo Schizotipico, oltre ad essere solitarie e isolate, presentano sospettosità e idee di tipo paranoide; sovente hanno idee strane e si convincono che eventi del tutto scollegati siano invece correlati tra loro. Hanno credenze bizzarre e pensiero magico e spesso dicono di sperimentare strane esperienze percettive, illusioni, visioni.
Una caratteristica peculiare del Disturbo Schizotipico è l’elevata ansia sociale: a causa dei loro comportamenti bizzarri, inadeguati e delle idee paranoidi, tali individui temono l’interazione sociale. Si sentono fortemente a disagio nelle relazioni strette, usano un linguaggio vago e poco comprensibile, ricco di metafore elaborate o stereotipato, difficile da comprendere per gli altri.
Il loro aspetto è bizzarro ed eccentrico. Si sentono diversi dagli altri e tendono a chiudersi nel loro mondo interiore fantasioso, rimuginando o credendo di avere poteri intuitivi particolari, percezioni superiori.
Conseguenze nella vita della persona
Lo stile di pensiero e il comportamento bizzarro delle persone con Disturbo Schizotipico crea notevole disagio a livello sociale, lavorativo e relazionale. Questi soggetti tendono a isolarsi, a vivere nel loro mondo di strane credenze: sono superstiziose, credono nella chiaroveggenza, nella telepatia, nel “sesto senso”. Hanno idee di tipo paranoide: si sentono minacciati e arrivano a pensare che le altre persone possano leggere nella loro mente o percepire i loro sentimenti.
Talvolta collegano tra loro eventi del tutto scollegati, oppure si sentono responsabili per situazioni che invece sono del tutto estranee.
A livello emotivo e affettivo le persone con Disturbo Schizotipico hanno relazioni superficiali, tendono a fuggire e isolarsi perché non trovano appagamento affettivo. Appaiono sciocche, distaccate, poco empatiche, hanno reazioni inappropriate e sono molto sospettose.
Disturbo Narcisistico di Personalità
Il Disturbo Narcisistico di Personalità è un pattern caratterizzato da grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia.
La persona tende a considerarsi migliore degli altri, ad esagerare le proprie capacità, ad esaltare i propri successi, apparendo sovente presuntuosa.
Reagisce alle critiche sperimentando, da una parte, forte rabbia, dall’altra vergogna, al punto da condizionare la spontaneità nelle situazioni sociali.
Un’altra caratteristica basilare è la mancanza di empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni altrui e di riconoscere che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e bisogni.
Da ciò deriva la convinzione dei narcisisti che le proprie esigenze vengano prima di tutto e che il loro modo di vedere le cose sia l’unico giusto universalmente.
Nelle relazioni sociali i narcisisti sono inizialmente simpatici e affabili, ma, nel tempo, si rivelano scorretti, ingrati e non riconoscenti.
Nel lavoro ambiscono a posizioni sociali elevate e a volte possono prendere decisioni che non li competono, scavalcando i superiori.
Per continuare a ricevere apprezzamenti e affetto arrivano allo sfruttamento e alla manipolazione interpersonale.
Sono persone molto attente all’aspetto fisico e alla cura del corpo, talvolta in modo maniacale; possono essere molto appariscenti e ambiscono ad uno status sociale elevato.
Le stime di prevalenza del DNP nella popolazione generale sono dell’1%.
Disturbo Borderline di Personalità
Il Disturbo Borderline di Personalità è un pattern caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività.
Chi ne soffre è incapace di gestire in modo funzionale esperienze emotive negative e spiacevoli; tale incapacità porta ad un’instabilità non solo delle emozioni, ma anche dell’identità, dei comportamenti e delle relazioni interpersonali.
Le persone oscillano frequentemente tra un umore depressivo e uno stato d’ansia, o rabbia esplosiva con sentimenti cronici di vuoto e noia.
L’instabilità emotiva si manifesta con marcati ed improvvisi cambiamenti d’umore.
Chi soffre di un Disturbo Borderline agisce in modo impulsivo, avventato, ed ha uno scarso senso del pericolo e delle conseguenze delle sue azioni.
Sono frequenti attività dannose, come abuso di droghe, dipendenze compulsive, guida spericolata, abbuffate di cibo.
È evidente una discontinuità nelle scelte ed un’incapacità nel portare a termine gli obiettivi prefissati; le aspirazioni, i valori e i progetti di vita sono incostanti e variabili.
A livello di relazione la persona borderline si comporta in modo instabile, ha rapporti intensi e molto conflittuali, alternando un forte senso di coinvolgimento al terrore di un reale o immaginario abbandono.
La capacità di riconoscere i sentimenti e i bisogni degli altri è carente. Spesso può esserci la tendenza a confondere l’intimità affettiva con la sessualità.
Il DBP è il disturbo di personalità che più comunemente giunge all’osservazione clinica. Le percentuali di prevalenza si collocano tra lo 0.2% e l’1.8% nella popolazione generale.
Si osserva maggiormente tra i giovani, interessando soprattutto il sesso femminile, e circa il 10% dei pazienti muore per suicidio.
Disturbo Istrionico di Personalità
Il Disturbo Istrionico di Personalità è un pattern caratterizzato da emotività eccessiva e da ricerca di attenzione.
Si caratterizza per una modalità di comportamento teatrale ed esagerata, per ottenere attenzione, approvazione e sostegno dagli altri.
Le persone che soffrono di tale disturbo non riescono a non essere al centro della scena, raccontano in modo esagerato episodi di vita, si inventano storie, fanno descrizioni tragiche e sono molto provocatorie e seduttive.
Sono persone che si preoccupano eccessivamente del proprio aspetto fisico, visto spesso come unico strumento per attirare gli altri, e cercano sempre di essere attraenti, spendendo tempo, energie e denaro per le cure personali.
Sovente questo forte bisogno di avere costantemente affetto e attenzione è dovuto a una carenza affettiva provata in giovane età che accompagna l’individuo, con un costante timore di essere abbandonato.
Sono persone che considerano i rapporti più intimi ed esclusivi di quanto non lo siano in realtà e possono dichiararsi grandi amici dopo un breve scambio di parole, fantasticando su conoscenti in modo romantico.
Le loro emozioni variano rapidamente e hanno repentini sbalzi di umore.
Disturbo Evitante di Personalità
Il Disturbo Evitante di Personalità è un pattern caratterizzato da inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità ai giudizi negativi.
L’individuo si sente costantemente inadeguato, incapace, ha un enorme timore delle critiche, della disapprovazione e del rifiuto altrui.
Conduce una vita limitata, priva di stimoli esterni, con poche relazioni amicali e intime.
Sul lavoro si mantiene ai margini, rinuncia alla carriera per non essere sottoposto al giudizio altrui e può rifiutare una promozione se questa implica molti contatti interpersonali.
A livello relazionale la paura del rifiuto porta all’evitamento del confronto diretto, quando non c’è la certezza dell’esito positivo della relazione.
Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti spesso la persona coltiva interessi e attività solitarie (es.: musica, lettura, collezionismo, vita casalinga) che non implicano necessariamente un contatto con gli altri; in alcuni casi ricorre all’uso di sostanze per placare il malessere interiore.
I pensieri sono di costante auto-critica: “sono inadeguato”, “non sono in grado di affrontare le cose”, “ho molti difetti”.
La persona evitante, inoltre, ha una produzione di pensieri automatici che anticipano in modo negativo quello che accadrà: “farò una brutta figura”, “verrò criticato”, “non sarò in grado”, “non avrò niente di interessante da dire”.
L’evitante nel corso del tempo impara a convivere con il proprio isolamento, a volte con rimpianto e rassegnazione, altre volte con fastidio.
L’umore depresso e i disturbi d’ansia sono le motivazioni che possono spingere il cliente a richiedere un aiuto di tipo psicologico.
Quali sono le cause psicologiche?
Le persone che sviluppano un DEP spesso hanno avuto genitori umilianti, rifiutanti, ridicolizzanti, inflessibili e particolarmente interessati a fornire un’immagine sociale accettabile.
Il DEP può essere causato dall’uscita da un ambiente familiare caldo, accudente e protettivo e dall’inserimento in un contesto extra familiare aggressivo, denigrante e giudicante.
Si tratta di un disturbo comune, con una prevalenza dell’1% nella popolazione generale. È ugualmente frequente nei maschi e nelle femmine.
Disturbo Dipendente di Personalità
Il Disturbo Dipendente di Personalità è un pattern caratterizzato da comportamento sottomesso e adesivo legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi.
Tale disturbo si caratterizza per una modalità di comportamento subordinato, sottomesso, che si presenta in molti contesti di vita della persona. Gli individui con Disturbo Dipendente hanno l’idea di non essere in grado di vivere in modo autonomo, di non riuscire a prendere decisioni e affrontare le difficoltà da soli.
Si sentono smarriti, vuoti e inutili senza la presenza di una persona al loro fianco; sentono, inoltre, la necessità di essere costantemente presenti e fondamentali nella vita della persona a loro vicina. Per questo richiedono spesso rassicurazioni e conferme e tendono a vivere qualsiasi gesto di allontanamento, se pur minimo, come un possibile e doloroso abbandono.
Per evitare l’abbandono temuto, i soggetti dipendenti si adoperano per assicurarsi la presenza costante dell’altro, investono scopi ed energie nel mantenere i legami e rendersi indispensabili, per avere così un posto in primo piano nella vita della persona vicina.
Tale disturbo colpisce con maggiore frequenza il sesso femminile e soggetti con un’età media superiore ai 40 anni. È considerato tra i più frequenti nei disturbi di personalità, anche se poco studiato.
Come si manifesta
Le persone che presentano un Disturbo Dipendente di Personalità si sentono sbagliate, inadeguate ed incompetenti; tale considerazione di sé le rende insicure e le porta ad avere una bassa valutazione del proprio valore personale e delle proprie capacità.
I soggetti con DDP manifestano, per questa ragione, un forte timore di essere abbandonati. Tale stato può portare allo sviluppo di emozioni quali paura, terrore e ansia intensa, che inducono la persona ad avere dei comportamenti, anche compulsivi, volti ad evitare l’abbandono.
Le persone con questo disturbo possono presentare convinzioni quali: “Se riesco ad essere indispensabile per lui allora mi terrà per sempre!”, oppure: “Se lo faccio stare bene non potrà fare a meno di me e non mi abbandonerà”.
I soggetti con DDP presentano grosse difficoltà nel mettere in atto dei comportamenti finalizzati al raggiungimento dei loro desideri, se non sono sostenuti dall’approvazione del partner o delle figure di riferimento (genitori, colleghi di lavoro, amici con caratteristiche da leader).
Le relazioni sono, dunque, il faro che guida le scelte personali. Ciò nonostante, quando le aspettative dell’altro non sono compatibili con le proprie, essi avvertono un senso di obbligo a conformarsi ai desideri del partner.
Conseguenze
I soggetti affetti da Disturbo Dipendente di Personalità possono presentare una compromissione della vita lavorativa e delle relazioni sociali ed affettive. Il bisogno di conferma, la paura ad esprimere disaccordo e la necessità di avere continue rassicurazioni possono, ad esempio, indurre problematiche lavorative laddove l’individuo debba prendere decisioni autonome. Nei casi in cui la posizione lavorativa non preveda tale libertà, invece, il soggetto con DDP può avere la tendenza ad assecondare le richieste di capi o datori di lavoro, per poi sentirsi sfruttato o non giustamente considerato.
Le relazioni sociali ed amicali possono essere difficoltose qualora il soggetto abbia una relazione sentimentale in atto. In queste circostanze, infatti, la persona dipendente tenderà ad investire tutte le energie nella relazione amorosa, trascurando e tralasciando gli altri rapporti sociali.
I rapporti affettivi che la persona vive come significativi, infine, sono caratterizzati dall’assecondare i bisogni e i desideri dell’altro, anche a discapito dei propri; l’individuo con DDP, pertanto, corre il rischio di sentirsi poco considerato e ingiustamente trattato, poiché il partner generalmente non fornisce le stesse attenzioni che lui è abituato a dare agli altri.
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità è un pattern caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo.
Nelle persone con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità sono presenti dei comportamenti rigidi come ostinazione, ansia da prestazione, difficoltà a manifestare le proprie emozioni e la tendenza ad essere molto coscienziosi, moralisti e critici, soprattutto verso i propri errori.
Queste caratteristiche possono rivelarsi funzionali in certi ambiti della vita, come il lavoro; quando però interferiscono con la capacità di lavorare e di sviluppare relazioni intime, è possibile la presenza di un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.
Le persone con tale disturbo di personalità hanno standard elevati, spesso irrazionali. Sono convinte che le regole vadano seguite in modo scrupoloso e sono sovente alla ricerca della perfezione. Hanno inoltre una forte mancanza di flessibilità, una bassa tolleranza alla frustrazione e difficoltà a vivere situazioni nuove, o situazioni in cui vi è un margine di rischio anche poco elevato.
Non riescono a dare valore a idee, sentimenti e comportamenti altrui e spesso pretendono che gli altri si adeguino al loro modo di fare le cose. Vivono nella convinzione che ci sia solo un modo giusto di fare le cose, con la conseguente difficoltà a cambiare idea o punto di vista; sono rigide, testarde e mostrano bassa tolleranza verso quelle che considerano infrazioni morali e sociali.
Le emozioni maggiormente sperimentate sono:
- Forte ansia, causata da pensieri di tipo catastrofista e da doveri irrealizzabili e assoluti: “Devo essere sempre al cento per cento”; “Devo riuscire in tutto quello che faccio”; “Devo fare tutto alla perfezione”; “I dettagli sono essenziali”.
- Rabbia, conseguente alla difficoltà di esprimere i propri vissuti emotivi, i propri desideri o di raggiungere gli obiettivi più elevati.
- Paura di essere criticati e puniti per eventuali errori commessi.
- Senso di colpa, legato al timore di recare danno a sé o agli altri.
Conseguenze nella vita della persona
I comportamenti che permettono di poter valutare un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità sono:
∙ una preoccupazione eccessiva per le liste, i dettagli e l’organizzazione, a discapito dell’obiettivo generale;
∙ un forte perfezionismo che ostacola la riuscita di un lavoro in tempi rapidi;
∙ un’eccessiva dedizione al lavoro, non giustificata da necessità economiche, con conseguente riduzione del tempo dedicato ad attività rilassanti e divertenti;
∙ una forte perseveranza per raggiungere gli obiettivi della vita: queste persone tendono a mantenere lo stesso comportamento rigido nonostante l’esperienza abbia dato come esito ripetuti fallimenti;
∙ riluttanza a delegare lo svolgimento dei compiti perché non si fidano delle capacità altrui.
Dal punto di vista emotivo gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità sono eccessivamente controllate, tendono a reprimere le emozioni intense e a non lasciarsi andare per la paura di perdere il controllo. Appaiono rigide, fredde, impostate. Sono concentrate soprattutto sulle attività lavorative e produttive, a discapito della qualità delle relazioni sociali ed affettive.
