
Difficoltà emotivo-relazionali
Per difficoltà emotive e relazionali si intende l’insieme di disagi e difficoltà che i bambini possono sperimentare nel fare i conti con la propria dimensione emotiva, affettiva e relazionale.
Alla base di gran parte di questi disturbi spesso ci sono le rappresentazioni disfunzionali di sé e del mondo circostante che l’individuo si crea, partendo dalla tendenza a ingigantire gli aspetti negativi della realtà, con rigidità e poca flessibilità di pensiero.
I soggetti a sviluppo tipico, con disturbi emotivi e relazionali, sovente nutrono scarsa autostima, assumono atteggiamenti oppositivi e di rifiuto, si sentono impotenti e possono sperimentare ansia e rabbia.
Un disturbo socio-relazionale può essere la manifestazione delle difficoltà che affronta il bambino nel mettersi in relazione con le altre persone e può dipendere:
∙ dallo sviluppo delle funzioni cognitive: percezione, attenzione, memoria, ragionamento;
∙ dall’esperienza: dalla natura e dal numero delle relazioni in cui il bambino si è impegnato;
∙ dai cambiamenti nell’ambiente che circonda il bambino (aspettative, richieste, compiti, ecc.);
∙ da un disturbo del neuro-sviluppo: disturbo dello spettro autistico, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, disabilità intellettiva, disturbi del linguaggio, disturbo specifico dell’apprendimento, disturbi del movimento.
Per molti bambini non è facile esprimere le proprie emozioni, soprattutto quando non percepiscono la presenza di una dimensione relazionale sicura.
Quando ci sono difficoltà ad esprimere liberamente il proprio mondo emotivo, inevitabilmente i rapporti ne risentono strutturandosi spesso in maniera superficiale e povera.
Nelle relazioni di questi bambini con i loro coetanei è possibile evidenziare, quindi, una scarsa competenza emotivo-relazionale, una tendenza all’isolamento e alla costruzione di un mondo parallelo al reale in cui rifugiarsi.
Si tratta di bambini che tendono ad isolarsi, a chiudersi in se stessi, e che rimangono passivi e sottomessi nei confronti degli altri.
La maggior parte dei disturbi emotivi e socio-relazionali sono influenzati da alcune modalità distorte con cui il bambino rappresenta mentalmente se stesso e il proprio mondo.
È possibile notare una tendenza ad ingigantire gli aspetti negativi della realtà, ricorrendo a modalità di pensiero rigide e assolutistiche, ad esempio con un’eccessiva frequenza di termini quali “sempre”, “mai”, “nessuno”, oppure considerazioni del tipo “non me ne va mai bene una”, “tutti ce l’hanno con me”, “nessuno mi vuole bene”, “non ne faccio mai una buona”.
La tendenza a categorizzare in modo estremo influisce negativamente sull’umore e quando si consolida (diventando il modo abituale di considerare se stessi e il proprio mondo) può condurre a disturbi emozionali quali, ad esempio, ansia e depressione.
Alcuni dei disturbi emotivi e relazionali più comuni sono:
- DISTURBI GENERALIZZATI DELLO SVILUPPO: si fa riferimento a quadri diagnostici in cui attenzione, percezione sensoriale, umore, funzionamento intellettivo e attività motoria risultano gravemente compromesse in modo generalizzato. I bambini affetti da Disturbi Generalizzati dello Sviluppo manifestano gravi difficoltà nell’interazione sociale, nella comunicazione verbale e non verbale. In genere tali disturbi sono caratterizzati da:
- carenze nel gioco simbolico, nella socializzazione, nell’immaginazione e nella comunicazione;
- difficoltà a cogliere gli aspetti generali di una situazione e tendenza a fermarsi sui dettagli;
- difficoltà a pianificare gli obiettivi, a controllare gli impulsi, a organizzare la ricerca;
- mancanza di flessibilità di pensiero.
- ANSIA: è la reazione naturale a situazioni di pericolo in cui è necessario stimolare attenzione e impegno. Assume tratti patologici quando lo stato d’ansia è causato da stimoli oggettivamente non pericolosi e condiziona negativamente la vita della persona. Episodi di escalation d’ansia possono sfociare in veri e propri attacchi di panico. Tra i sintomi dell’ansia vi sono manifestazioni fisiche quali tachicardia, tensione muscolare, sensazione di soffocamento, e manifestazioni cognitive come pensieri negativi, irrealistici e catastrofici, paura di perdere il controllo, ridotte abilità di problem solving. Nei bambini i disturbi d’ansia si esprimono anche sotto forma di irritabilità, aggressività e manifestazioni psicosomatiche.
- DEPRESSIONE: la depressione in età evolutiva fa riferimento a un quadro molto sfaccettato di casistiche, reso ulteriormente complesso dal fatto che spesso i bambini attraversano periodi depressivi altamente mutevoli e dipendenti da una vasta gamma di fattori. In alcuni casi si può trattare di semplici e temporanee flessioni umorali imputabili a fasi di passaggio nella crescita o ad accadimenti cruciali della vita familiare o extra familiare (la nascita di un fratellino, la malattia o la scomparsa di un familiare o amico, l’inserimento o il passaggio di grado a scuola). Inoltre, la qualità delle relazioni e del clima familiare influisce inevitabilmente sul benessere dell’individuo. Le manifestazioni generalmente riconosciute come depressive nell’infanzia vengono distinte sulla base della fascia d’età:
∙ in età prescolare prevalgono sintomi psicosomatici quali disturbi dell’alimentazione, irregolarità nel sonno, ritardo dello sviluppo psicomotorio;
∙ in età scolare la depressione si manifesta con deficit o ritardi cognitivi, scarso interesse e iniziativa nelle relazioni, tendenza all’isolamento, frustrazione, pianti apparentemente immotivati, aggressività accentuata, ansie e fobie ricorrenti quali la paura del buio, della solitudine, degli animali.
Cosa fare
È importante effettuare un’attenta valutazione al fine di comprendere il quadro emotivo del bambino, la presenza di eventuali disturbi evolutivi e gli aspetti relazionali, soprattutto con le principali figure di accudimento.
Quando non riescono ad esprimersi emotivamente, i bambini potrebbero manifestare problematiche in famiglia e nel contesto scolastico, come per esempio:
∙ difficoltà a separarsi dai genitori;
∙ difficoltà a socializzare con i coetanei e ricerca di un rapporto esclusivo con l’adulto;
∙ difficoltà ad accettare e rispettare le regole;
∙ difficoltà nella gestione delle emozioni: inibizione emotiva o eccessiva irrequietezza;
∙ sintomi psicosomatici quali nausea e mal di stomaco, mal di testa e disturbi del sonno;
∙ prepotenze e prevaricazioni nei confronti dei compagni;
∙ oppositività;
∙ ansia scolastica e ansia da prestazione;
∙ isolamento, mancanza di interesse per attività che prima risultavano piacevoli, chiusura.
I disturbi emotivi e socio-relazionali possono emergere nel contesto scolastico, a partire dalla scuola dell’infanzia, o comunque in ambienti di socializzazione extra familiari.
Non di rado sono gli insegnanti a portarli all’attenzione dei genitori che spesso si trovano di fronte a descrizioni incongruenti rispetto all’esperienza che hanno dei propri figli.
Individuare tali vissuti e comportamenti è fondamentale per comprendere, grazie alle informazioni dei genitori e alla valutazione e osservazione del bambino da parte di un esperto, il suo quadro emotivo attuale. La strutturazione di un potenziale intervento terrà conto della creazione di un clima facilitante e protettivo che possa garantire al minore la sicurezza di esporsi e parlare di sé, delle sue esperienze e dei suoi timori.
Il lavoro terapeutico con questi bambini è finalizzato a creare una condizione di maggior benessere per comprendere le dinamiche relazionali che stanno alla base dei sintomi manifestati, favorendo la capacità di riconoscere e rielaborare i propri stati emotivi. Il percorso prevede, altresì, il coinvolgimento della famiglia (Parent Training) in quanto molto spesso, per i genitori, è difficile gestire tali comportamenti e il confronto con un esperto può aiutare a capirne le ragioni e offrire indicazioni utili per sostenere i figli nella loro crescita, evitando che i disagi aumentino nel tempo.
Sono previsti, se necessario, incontri anche con gli insegnanti al fine di favorire un migliore adattamento del bambino nel contesto scolastico.
